23.2.05

Recensione da PASSIONE ALTERNATIVA

THE LINK QUARTET - Italian Playboys
Voto:7
Febbraio 2005

a cura di Eugenio Nesci


Recensione:
La facilità nel diffondere concetti nuovi ad una nuova espressione popolare, porta tardivamente ad un concetto diversamente provato disposto ai soliti limiti di base, facilità che unicamente consigliata, provoca un rilancio inetto di una coordinazione deviata, una coordinazione che sa di perditempo e gravità, madre di tutte le incursioni sonore di un certo livello standard, di un certo assioma liberale, di una qualificata oppressione voluta, che non porta al successo ma ad un limite instancabile di alterazione spontanea, miserazione gravitazionale. Generi e colori in contrasto tra la loro, che disegnano involontariamente concussioni destabilizzanti, iniettando sensitivamente un concetto umanamente poco stabile dalle mille forme dinamitarde, mille forme modaiole. Moda e musica, due concetti che vanno di pari passo, almeno su qualche genere, almeno su qualche volontà personale, moda e musica che parallelamente colpiscono la propria voglia in nostalgia, la propria volontà in amore unico, amore dissociante. I The Link Quartet, sono la generazione andata, rappresentano la bellezza fisica distante da quella spirituale, sono la purezza intellettuale di chi vuole vivere da signori, da immaginari non trascurabili, sono l'esatto opposto di una poca volontà di non farsi vedere, di non farsi capire. Spensierati e allegri, distanti anni luce dalle tendenze sociali di questi ultimi livelli, amorevolmente sicuri di se, destinati notevolmente ad un martirio da caviale e champagne, da ricevimento in grande stile. Beat da tolleranza azzerata, coinvolto in una mescolazione intuitiva di jazz modellato e modelloso, e di evasioni sintattiche di pura psichedelia, di dannata unicità. Immediatezza e solidarietà, contornate essenzialmente da forme animate in movimento continuo, in allegatura facile e serena. La band piacentina, spesso e volentieri si lascia andare anche verso altri suoni, verso nuove risonanze, sbattendo complessivamente su concetti retrò e freddini, come il soul pop di mistificazione assoluta, e il rock zuccheroso di qualche decennio fa, di molte stagionature passate. Revival di una vita passata davanti allo specchio, desciavù di una complessa motivazione da stanare, da comprendere, ricordo di una costante illuminazione facciale, illuminazione simbolica, destinazioni ancora illese dal buon vivere facile, dalle buone soluzioni semplici. "Italian Playboys" regalerà formalmente solo minuti di allegria e di benessere, trascurando completamente una parte musicale che sembra sempre più destinata alla normalità ideologica, alla normalità intellettuale.


(ps: nessuno me ne voglia ma la recensione in giapponese era più chiara...!!!)