24.1.05

MILANOMODS

[Hammondbeat USA / Recordkicks EU - Novembre 2004 ] Secondo album per la Hammondbeat (terzo se contiamo il VV.AA. "The Sound of Danger") per gli ambasciatori dello stile cool-instrumental italiano nel mondo. E non solo instrumental, vista la presenza di ben due cantati nel nuovo "Italian Playboys" (gran titolo davvero). E da uno di questi vorrei partire, perche' a mio parere lo standout dell'album e' proprio la collaborazione tra il quartetto e Ninfa, una "Lady Shave" dei Gus Gus (!) trasformata in un late sixties freakbeat con la nota beatgal esssstremamente sexy ed un magnifico Apollo Negri all'Hammond in versione John Lord. Non cito a caso il maestro degli Artwoods e dei Deep Purple, in quanto una componente importante del suono dei "nuovi" LQ ci riporta ad atmosfere e settaggi da '67/'68, con anche il generalmente "pulito" Link Cardini che smanetta un po di piu' sugli effetti e sulla distorsione della sua chitarra. A tal proposito c'e' anche una stupenda versione di "Rubber Monkey" dei Santa Barbara Machine Head, di Lord e Ron Wood, appunto, ed aggiungo la sensuale e calda ballad "After and Once Again", con svisate alla Small Faces versione pre-scioglimento ed assolo di Link con eco alla Gilmour... Che bella! Poi e' ancora '68 con "Glass Onion" dal white dei Beatles, la sitaristica "Spider Baby" che esce da un vaso indiano appoggiato tra Dave Pike e Lord Sitar. Una bella miscela di cover ed originals quindi, ma non fraintendetemi, niente capelloni e barbose jam sessions, il tutto eseguito con gran classe e coolness da vendere, ed una produzione cristallina. Ho solo evidenziato una parte, quella che piu' mi ha colpito al primo e secondo ascolto, che diversifica questo lavoro dal precedente, ma in realta' c'e' una varieta' di temi e di suono che rende l'album molto gradevole anche a chi storce solitamente il naso di fronte a puri strumentali: a partire dalla apertura con due groovy decisamente Jamestayloriani prima maniera (quella buona :o) e con un mostruoso Apollo in evidenza, nel mezzo appaiono anche sintetizzatori, moog, piano, le atmosfere nitewalking da paura di "MiIlwaukee Hunter", i francesismi di Arnaldo in "Janine" che parte acustica per diventare una venus dei giorni nostri, poi un tributo a Jack McDuff (!!), ed infine la chiusura jazzy, sezione ritmica in bella evidenza, con un "Take Four" senz'altro degno di avere un numerino in piu'. File over: "Italians do it better". (CS per "Action n.2" 10/2004)