17.12.04

Recensione da SONORIKA.COM

Link Quartet
Italian Playboys

Vincenzo Lorusso

La coloratissima RecordKicks, da tempo dedita ad una pregevole operazione di modernariato musicale volta al recupero dell’immaginario sonoro-estetico dei sessanta-settanta, licenzia - in collaborazione con la Hammond Beat Records di Portland per il mercato U.S.A. - Italian Playboys, terzo lavoro dei Link Quartet ma primo ad essere diffuso nello stivale. Nemo profeta in patria... I meritati consensi raccolti sui palchi europei ed americani negli undici anni di esistenza, uniti alla partecipazione alla compilation Hammond Street della londinese Acid Jazz Records ed alle apparizioni radiofonica per la BBC, hanno consacrato la band come tra le più significative della scena hammond groove internzionale. E di saperci fare, i Link Quartet lo ribadiscono in questo Italian Playboys, spassoso viaggio, condotto con attitudine da vitelloni mod, tra calde vibrazioni d’organo e linee di basso rotonde ed avvolgenti.La formula dei quattro, il James Taylor Quartet più solare che occhieggia agli Small Faces, si srotola sulle quattordici tracce del’album inglobando agli hammond beat pulsioni funk, scheggie di jazz ballabile, effetacci di moog, movenze lounge (la sinuosa ed uptempo Lady Shave, cover dei Gus Gus con ospite alla voce Ninfa), suggestioni franco-sudamericane (Arnaldo Dodici alla voce sulla chitarra acustica di Janine), sapori di India (il sitar di Eddie Roberts di The New Mastersounds su Spider Baby). Ancora, la Briar Patch di Jack Mc Duff è resa più spumeggiante da una chitarra tra il surf ed il rockabilly, la Move Move Move di Parker si sacrifica agli standard dell’hammond groove e Glass Onion dei Beatles è riletta su beat spionistici.Abum da festa, per ballare e scuotersi su good vibration. Non sempre il revivalismo è un peccato.

Voto: 7