28.12.04

Da "Libertà" del 27-12-2004

Incantesimi groove con i piacentini Link Quartet
Folla entusiasta al Madly di Castelnuovo per la versione live dei brani di Italian Playboys
di Riccardo Anselmi

Che cos’è il groove ?
Perché bisogna domandarselo ogni tanto.

Girare intorno al groove ,soprattutto quando stai ad ascoltare l’Hammond beat dei Link Quartet , viene naturale.
Così sul groove e altre storie , scegliamo la domanda (non la risposta , quella no) definitiva e l’accendiamo.
Di ritorno dalle prime serate del tour italiano sulle note di Italian Playboys i quattro eterni giovanotti di Piaseisa (le tastiere sarebbero di Casalpusterlengo ma non dispiace farle nostre d’adozione) han portato il groove in Valtidone per presentare agli amici il nuovo disco.
Al Madly di Castelnovo c’era davvero tanta gente.
A noi , nello specifico , interessavano però i quattro sul palchetto. E la loro musica.
Che è tanto citare e autocitarsi , tanta ironia e tanto divertimento.
Ah , quasi ci dimenticavamo: che è pure tanto groove di quelli più ballabili.
Ma che cos’è il groove ?
Sono i vari giri armonici e melodici , l’impasto dei suoni di Hammond , basso , chitarra e batteria che nei Link diventano un tappeto di note lumeggianti in grado di farvi muovere a ritmo per ore e ore.
Tipo nebbia allucinogena della brughiera , che incanta di dondolii i piedi e la testa.
Una nebbia targata tardi anni 60 , pieni anni 70.
I Link Quartet con la loro sweet mobile se ne stanno fermi lì , trantanni nel passato o nel futuro.
Dipende da dove li si guarda.
Nel repertorio portato al Madly diverse cover , roba di anni e anni fa , di quella che ascoltavano e suonavano i “padri”.
Eppure , quasi quasi , i pezzi l’età “anagrafica” non la dimostrano. Certo , il piglio ha oggi un retrogusto nostalgico e celebrativo , ma a avolte dire con sicurezza chi sia davanti a che cosa non è facile.
Insomma , tra un omaggio ai Beatles di qua e un tuffo nell’underground , la forza dei Link Quartet sta nell’inscenare il passato senza farlo pesare.
Su e giù dal palco , coi Link il passato vive e si scambia col futuro e col presente.
Sarà perché pare facciano semplicemente la musica che a loro piace suonare.

Sarà perché per loro fortuna , quella musica piace un sacco pure ad altri.
Alla fine mentre l’ascolti , il sound non puzza di naftalina.
Sembra più che per qualche arcano i Link Quartet abbiano trovato nell’oceano musicale i rimasugli della mareggiata del secolo e continuino a surfare sulla cresta , abbastanza lontani dalla schiuma e dalla spiaggia , verso l’isola che non c’è.
Tra una cavalcata funk e un’aggressione all’Hammond , il rischio è di venire risucchiati dalla piega temporale color giallo canarino e ritrovarsi , coi Link , a correre in spirale.
Senza capire nemmeno tu che ci stai a fare , con le basette lunghe , il velluto e tutto il resto.
L’importante è che ti diverti e il tempo , per un po’ , abbia perso i suoi riferimenti , in un tunnel magico che l’attraversa e congiunge in fusione , senza strappi , epoche diverse e gusti musicali.